Lovecraft, Il dominatore delle tenebre.

L’Apocalisse, sia umana che cosmica, è una seduzione.
Dalla leggenda dell’onda che tutto sommerge al mito del vaso di Pandora, dagli incubi biblici descritti dall’apostolo Giovanni alle ambigue quartine di Nostradamus, dai grandiosi testi della letteratura millenarista fino ai deliri ipertecnologici di oggi, l’uomo rimane impegnato, e fin troppo spesso invischiato, nella costante ricerca della “Chiave della Fine”.
Howard Phillips Lovecraft ha idee molto precise riguardo a dove sia questa chiave e a chi la possieda. Per Lovecraft, la “Chiave della Fine” è l’uomo stesso. Immaginazione, percezione, sublimazione sono i catalizzatori primari della ricerca. Visitazione, seduzione, disgregazione sono la catarsi conclusiva.
È da questa premessa filosofica che trae origine l’odissea del tormentato autore e pittore protagonista de Il dominatore delle tenebre. Attratto in modo tanto razionalmente non spiegabile, quanto emotivamente non resistibile, da un luogo maledetto, questo Prometeo dell’oscuro –ispirato, Lovecraft stesso lo ammette, a due sommi artisti dell’epoca quali Robert Bloch e William Blake – deve osare, è costretto a violare, non ha scelta se non dissacrare. Salvo poi essere a propria volta risucchiato in baratri troppo profondi, troppo alieni, troppo enigmatici.
A fronte di un lugubre contesto di ancestrali superstizioni etniche – Lovecraft non è tenero nemmeno verso le minoranze immigrate, che assimila al volgo gretto e ignorante; magistrale, in questo senso, la sua scelta del nome del giovane prete di origine italiana – si erge la disperata lotta per la sopravvivenza di un uomo lasciato solo con i propri incubi. Ma forse, ambiguamente, contraddittoriamente eppure consapevolmente, anche determinato a usare la propria “Chiave della Fine”. Una fine esclusivamente umana… o totalmente cosmica?

“L’evento cominciò con una percettibile impennata degli ottusi suoni generati da qualcosa che si muoveva all’interno della torre nera. Per qualche tempo, dalla chiesa c’era stato anche il vago diffondersi di odori strani, mefitici, i quali adesso erano diventati pervasivi e soffocanti. Alla fine, ecco il suono di legno spezzato. Ed ecco un grosso, pesante oggetto che piomba a schiantarsi nel piazzale sotto la corrusca facciata rivolta a est. In quella tenebra, svanite le fiamme di tutte le candele, la cattedrale risultava pressoché invisibile. Eppure, nel momento in cui l’oggetto raggiungeva il suolo, la gente capì che si trattava della lurida, annerita imposta dalle lamine di legno angolate a veneziana della finestra orientale della torre.”

[Lovecraft, Il dominatore delle tenebre]

The_haunter_of_the_dark_by_MarcSimonetti

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