DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÀ

            Le caratteristiche centrali di questo disturbo di personalità sono l’insensibilità e la mancanza di empatia. I soggetti sono incapaci di comprendere quanto il loro comportamento crudele e insensibile possa urtare gli altri e, per quanto possa esserci un superficiale riconoscimento delle regole della società, le loro scuse sono superficiali, manca il rimorso e imparano poco o nulla dall’esperienza o dalla punizione. La regola «Comportati bene con gli altri come vorresti che gli altri si comportassero con te» ha poco significato per la persona antisociale.

            Dal momento che possiedono una bassa soglia di sopportazione alla noia, questi individui cercano il brivido con comportamenti eccentrici, quali abuso di droghe, gioco d’azzardo e promiscuità. Alcuni risultano, superficialmente, affascinanti e riescono a instaurare relazioni, per quanto queste siano spesso di breve durata; possono anche avere alle spalle diversi matrimoni e convivenze finite a causa d’infedeltà o violenza. Altri invece sono più freddi e duri, e traggono piacere dal far del male a quanti stanno loro vicini. Sebbene la diagnosi sia più comune tra gli uomini, le donne non ne sono escluse. Queste persone possono avere nei propri trascorsi una storia di trascuratezza o abbandono dei figli, abuso su coniugi o partner. Considerando che i soggetti con disturbo antisociale di personalità mentono, i loro racconti possono non essere affidabili. Spesso presentano storie di disturbi di condotta, disturbi di iperattività con deficit di attenzione, assenze ingiustificate da scuola, crudeltà verso gli animali, litigi e abuso di sostanze che di solito hanno inizio nell’infanzia. Sono frequenti minacce e condotta suicida, e, sebbene l’umore possa essere basso, di solito ciò avviene in risposta a progetti ostacolati e migliora poi rapidamente. L’individuo antisociale usa i meccanismi di difesa della proiezione (per cui gli altri sono accusati di essere responsabili dei comportamenti) e della razionalizzazione (per cui creano giustificazioni sui propri comportamenti). Sul lavoro e nelle relazioni si difendono dietro un’apparenza di civiltà, ma quando questa svanisce tendono ad allontanare gli altri, sviluppando una maggiore disfunzione sociale.

            Il disturbo antisociale di personalità deve essere distinto dagli effetti secondari dell’abuso di alcool e droghe che portano a condotte criminali che non si verificano in assenza di abuso di sostanze. Questa distinzione risulta particolarmente difficile quando l’abuso di sostanze inizia in adolescenza: po’ in questo caso essere complicato stabilire quale sia la patologia primaria.

            Sia gli uomini sia le donne possono essere a volte violenti, ma bisogna sottolineare che le persone più violente non presentano un disturbo antisociale di personalità: la criminalità non è perciò indicativa di questa diagnosi. Durante un episodio maniacale può essere presente un comportamento incurante del rischio e aggressione, ma l’anamnesi dovrebbe chiarire la diagnosi. Alcuni adolescenti con un background socialmente svantaggiato possono presentare caratteristiche antisociali nella prima età adulta; tuttavia crescendo possono diventare persone equilibrate e funzionali. Sarebbe inappropriato attribuire quest’etichetta a un giovane in simili circostanze; la diagnosi in tal caso dovrebbe seguire la ricostruzione di una storia dettagliata, soprattutto raccogliendo  i contribuiti di terzi e informazioni su quando le caratteristiche si sono presentate durante l’età adulta. Per quanto riguarda le donne, la distinzione con il disturbo borderline di personalità può essere problematica, ma si può evidenziare che quest’ultimo non presenta le caratteristiche di insensibilità e assenza di rimorsi.

             Criteri diagnostici secondo il DSM-IV-TR

  1. il soggetto mostra inosservanza e violazione dei diritti degli altri fin dall’età di 15 anni, che si manifesta con almeno 3 dei seguenti elementi:
    • incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto;
    • disonestà: il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri;
    • impulsività o incapacità di pianificare;
    • irritabilità e aggressività;
    • inosservanza della sicurezza propria e degli altri;
    • irresponsabilità: incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un’attività lavorativa con continuità;
    • mancanza di rimorso;
  2. l’individuo ha almeno 18 anni;
  3. presenza di un disturbo della condotta con esordio precedente ai 15 anni;
  4. il comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante un episodio maniacale o nel decorso della schizofrenia;

Epidemiologia

         Il disturbo si manifesta prevalentemente nei maschi, con rapporto 3:1 rispetto alle femmine. La prevalenza è pari al 3% negli uomini e all’1% nelle donne nella popolazione generale, e aumenta al 3-30% in ambiente clinico. In alcuni casi, specie se unito al disturbo narcisistico, può condurre a tenere comportamenti criminali.

Antisocial-personality-disorder

One thought on “DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÀ

  1. “L’individuo antisociale usa i meccanismi di difesa della proiezione (per cui gli altri sono accusati di essere responsabili dei comportamenti)” mi ricorda qualcuno… 😛
    Kmq è davvero interessante! :)

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